Ripercorriamo brevemente alcuni elementi importanti che hanno caratterizzato questo lento ma costante processo: dal lessico tutto italiano del modo di parlare utilizzato da Braccio di Ferro (si pensi al celebre Caramba! Caramba!) alla creazione di nuovi nomi, come per esempio “Papà Trinchetto” – invenzione di Liorni – oppure il “Betulla” per nominare il piccoletto creato da Sagendorf e diventato figlioletto di Braccio di Ferro.
In breve tempo questo nome verrà abbandonato e successivamente troveremo il marmocchio vestito sempre in pigiama come Pisellino.
Altra novità è stata sicuramente la creazione del Gigante Grissino: tutta farina del sacco di Liorni che non aveva fatto altro che prendere spunti da alcune tavole disegnate da Sagendorf.
Ma nel panorama fumettistico dei decenni precedenti, un giovane milanese aveva iniziato a far parlare di sé. Si era già contraddistinto per la pubblicazione di una serie di personaggi che stavano, da ormai quasi un decennio, conquistando l’interesse dei giovani lettori dell’epoca. Si tratta di Renato Bianconi: un nome che, come vedremo, è entrato nella storia del fumetto italiano. Già negli anni ’40 aveva iniziato a lavorare per la casa editrice Alpe, poi dal 1952 aveva iniziato a mettersi in proprio, fondando la sua primissima casa editrice: Il Ponte.






