Nel vasto panorama del fumetto europeo del secondo Novecento, poche opere hanno saputo fondere con altrettanta coerenza l’epica classica e l’immaginario fantascientifico come The Rise and Fall of the Trigan Empire. Nata dalla penna di Mike Butterworth e dal pennello di Don Lawrence, questa saga non è soltanto un classico storico del fumetto britannico: è uno dei casi più rilevanti in cui la qualità grafica ha trasformato una serie d’avventura in un oggetto di studio per generazioni di lettori e artisti. Recensire i sei volumi pubblicati in Italia da Planeta De Agostini nel 2011 — che raccolgono la produzione della serie originale — significa confrontarsi con un’opera stratificata, in cui la storia editoriale è parte integrante del testo: Lawrence è presente soltanto nella prima fase della serie, e ignorarlo significa leggere un’opera diversa da quella che si ha tra le mani.

Contestualizzazione
The Rise and Fall of the Trigan Empire debuttò nel settembre 1965 sul primo numero di Ranger, rivista educativa britannica per ragazzi, e proseguì su Look and Learn dal giugno 1966, quando le due testate si fusero. La serie rimase attiva su Look and Learn fino alla chiusura della rivista nell’aprile 1982, per un totale di 854 puntate settimanali.
Il contesto editoriale è decisivo: Butterworth e Lawrence non stavano creando un fumetto d’avventura in senso tradizionale, ma inserivano una striscia narrativa seriale all’interno di una pubblicazione educativa. L’ibridazione tra scenari di fantascienza e strutture sociali modellate sul mondo greco-romano antico rispondeva con intelligenza a questo mandato: il rimando a civiltà classiche rendeva il materiale culturalmente legittimabile, mentre l’immaginario alieno forniva il distacco necessario per raccontare scontri militari, intrighi di palazzo e tirannie senza perdere il lettore giovane.
Sul piano autoriale, la storia della serie va distinta con precisione.
Lawrence disegnò la serie per undici anni, dal 1965 al 1976. Nel 1976, avendo scoperto che la striscia era stata ampiamente sindacata all’estero senza che lui ricevesse una compensazione adeguata — e nonostante l’editore IPC gli avesse appena assegnato un riconoscimento interno come miglior artista d’avventura — lasciò la serie in modo impulsivo. A lui subentrarono nell’ordine Ron Embleton, Miguel Quesada, Philip Corke e, come primo sostituto stabile, Oliver Frey, cui seguì Gerry Wood.
Sul fronte della sceneggiatura, Butterworth rimase il principale fino al suo abbandono della serie, dopo il quale Ken Roscoe assunse il ruolo di sceneggiatore principale fino alla chiusura nel 1982.
I sei volumi Planeta De Agostini coprono l’intera durata della serie: ciò significa che contengono sia la stagione Lawrence sia la produzione degli artisti successivi, che è visivamente molto distante dall’originale.
Lawrence ottenne in vita riconoscimenti internazionali significativi. Tra i principali: nel 1980 il premio alla carriera della Society of Illustration; nel 1987 il Gouden Bommel Award olandese; nel 1994 il De Stripschapprijs; nel 1998 la Pantera di Lucca come premio alla carriera; e nel 2003 il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Orange-Nassau, assegnatogli dalla regina Beatrice d’Olanda. La concentrazione di questi riconoscimenti nel mercato continentale — in particolare olandese e italiano — riflette un paradosso biografico: Lawrence era una celebrità in Europa mentre in patria restava sostanzialmente ignorato.
Trama e struttura narrativa
La storia prende avvio da un espediente narrativo insolito: un’astronave aliena si schianta sulla Terra, e i libri ritrovati a bordo vengono tradotti, trasformandosi nella cronaca leggendaria di una civiltà lontana. Questo prologo, presente solo nel primo episodio, è raramente ricordato ma rivela l’ambizione di Butterworth: costruire un mito di fondazione, non semplicemente una serie di avventure.
Il protagonista è Trigo, uno dei tre fratelli — con Brag e Klud — che guidano le tribù nomadi del pianeta Elekton. Mentre Klud persegue il potere con l’inganno, Trigo intuisce che la sopravvivenza del popolo dipende dall’unità: fonda la Città dei Trigan e, con l’aiuto di Peric — architetto e genio scientifico rifugiato dalla vicina nazione di Tharv — costruisce l’impero che dà il nome alla serie. Diventerà imperatore, e resterà il centro narrativo di quasi tutta la produzione.
La struttura è episodica: non esiste una trama orizzontale unica, ma archi autoconclusivi o brevi saghe che si succedono per quasi vent’anni di pubblicazione. Trigo difende l’impero da tiranni, invasori, cospiratori e minacce soprannaturali. Il cast si arricchisce progressivamente di personaggi ricorrenti: Janno, figlio di Brag e nipote di Trigo, che diventa co-protagonista nelle storie successive; Keren, suo compagno d’avventura; Peric e sua figlia Salvia. Il patto narrativo che Butterworth stringe col lettore è chiaramente di matrice epica classica: un mondo dove la tecnologia convive con la spada, la lealtà è una virtù assoluta e il conflitto tra giustizia e potere si ripete ciclicamente senza esaurirsi.

ANALISI CRITICA
La rivoluzione visiva di Don Lawrence (1965–1976)
Il punto di forza che ha reso The Rise and Fall of the Trigan Empire una pietra miliare del fumetto europeo risiede quasi interamente nella stagione disegnata da Don Lawrence. Prima di arrivare a Trigan, Lawrence aveva già costruito una carriera solida su serie storiche come Karl the Viking e Olac the Gladiator, e fu proprio sulla base di quella reputazione che gli fu affidato il progetto. Ma Trigan rappresentò il salto qualitativo definitivo.
Lawrence adottò inizialmente la tecnica dell’acquerello, per passare poi alla gouache — una pittura opaca a base d’acqua che garantisce maggiore controllo della luce e dei volumi. Questa scelta, inconsueta per il fumetto dell’epoca, conferisce alle tavole una tridimensionalità e una resa atmosferica eccezionali. Le fonti luminose sono gestite con precisione chirurgica, i fondali architettonici — ispirati all’antichità classica ma reinterpretati in chiave aliena — mostrano una cura del dettaglio che trasforma ogni pagina in una composizione autonoma. La leggibilità rimane alta nonostante la densità visiva, grazie a una struttura della tavola rigorosa e a una direzione dello sguardo che guida il lettore senza esitazioni.
È importante precisare che questo livello pittorico riguarda esclusivamente la produzione Lawrence. Chi si avvicina ai sei volumi Planeta De Agostini aspettandosi un’uniformità stilistica resterà sorpreso: le sezioni disegnate da Ron Embleton, Oliver Frey e gli altri artisti subentrati dal 1976 mostrano competenza, ma non raggiungono la stessa intensità. Embleton in particolare ha una sua dignità stilistica, ma la differenza con Lawrence è immediatamente percepibile.
Epica classica e dinamiche narrative
Sul piano della sceneggiatura, Butterworth costruisce un mondo credibile attingendo a piene mani dalla storia e dalla mitologia del mondo antico. L’impero dei Trigan è modellato esplicitamente sull’impero romano, ma le influenze greche sono altrettanto presenti nell’architettura, nella cultura politica e nelle dinamiche di corte. Questo non è semplice citazionismo: è la scelta di un linguaggio narrativo riconoscibile che permette di affrontare temi come la corruzione del potere, la lealtà, il tradimento e la guerra in modo diretto e comprensibile anche per un pubblico giovane.
La caratterizzazione dei personaggi è funzionale più che psicologica. Trigo è l’ideale del leader giusto, talvolta ingenuo nelle sue decisioni, ma moralmente coerente. Brag offre il contrappunto pragmatico, Janno quello avventuroso e impulsivo. Peric rappresenta la ragione e l’ingegno scientifico. Non si tratta di personaggi complessi nel senso contemporaneo, ma di archetipi ben costruiti che reggono anni di serialità senza perdere identità.
La struttura episodica ha la sua forza e la sua debolezza: ogni arco è autosufficiente e mantiene alta la tensione nel breve periodo, ma la serialità non accumula peso emotivo nel tempo. Butterworth stesso, secondo le cronache, faticò a costruire storie sempre più lunghe senza ripetere schemi già collaudati. La grandiosità dell’opera è visiva prima che narrativa.
L’edizione Planeta De Agostini (2011)
I sei volumi pubblicati nel 2011 costituirono per il mercato italiano la raccolta organica più ampia fino ad allora disponibile della serie. Il formato grande — circa 24×32 cm — è la scelta giusta per un’opera che vive di dettagli pittorici. La qualità di stampa, adeguata per l’epoca, risente tuttavia dei limiti tecnologici del 2011: le edizioni successive pubblicate da Rebellion in Gran Bretagna a partire dal 2020, frutto di scansioni digitali dagli originali, offrono una resa cromatica superiore. Va segnalato che i volumi Planeta De Agostini non distinguono visivamente le sezioni Lawrence da quelle degli altri artisti, né forniscono apparati redazionali che contestualizzino il cambio di disegnatore avvenuto nel 1976. Per un lettore non informato, questo silenzio editoriale può creare confusione.








