Tra le opere più rappresentative di Benito Jacovitti, Zorry Kid occupa un posto speciale. Pubblicata a partire dal 1968 sulle pagine del Corriere dei Piccoli e successivamente del Corriere dei Ragazzi, la serie nasce come una parodia del celebre Zorro, ma finisce presto per trasformarsi in qualcosa di molto più originale e personale.
Il protagonista è Kid Paloma, giovane apparentemente svogliato e amante della bella vita che nasconde una seconda identità: quella di Zorry Kid, misterioso giustiziere mascherato impegnato a difendere i deboli e contrastare i piani del governatore Don Pedro Magnapoco e del maldestro Perfidio Malandero.

La struttura richiama volutamente quella delle classiche storie di cappa e spada, ma Jacovitti la utilizza soltanto come punto di partenza per sviluppare il proprio universo narrativo.
Ed è proprio qui che risiede il fascino dell’opera.
Più che raccontare una semplice avventura, Jacovitti mette in scena una gigantesca esplosione di fantasia. Ogni tavola è popolata da decine di dettagli apparentemente scollegati dalla vicenda principale: salami sospesi nel vuoto, vermi curiosi, pesci fuori posto, oggetti improbabili e personaggi secondari impegnati in gag autonome. Il lettore è continuamente invitato a osservare con attenzione ogni angolo della pagina, perché spesso le battute migliori si nascondono lontano dall’azione principale.
Questo straordinario horror vacui rappresenta uno dei marchi di fabbrica dell’autore. Ciò che colpisce maggiormente è la capacità di mantenere leggibile la narrazione nonostante l’enorme quantità di elementi presenti in ogni vignetta. Il caos non è mai casuale: dietro l’apparente disordine si nasconde una costruzione grafica estremamente precisa.
Anche le scene d’azione beneficiano di questo approccio. Inseguimenti, duelli e combattimenti diventano vere e proprie coreografie visive, animate da un dinamismo che ancora oggi conserva una sorprendente freschezza.
Il mondo di Zorry Kid non esisterebbe senza il suo cast di comprimari, ognuno dei quali è una caricatura vivente di un archetipo western, deformata dal genio assurdo di Jacovitti. Ecco i protagonisti di questo bizzarro universo:
- Saratoga: Il cavallo di Zorry Kid non è un semplice animale, ma un personaggio a tutti gli effetti. Nel tempo libero, fa “il ragioniere a Busto Arsizio”, una battuta meta-narrativa che rompe la quarta parete e sottolinea l’assurdità dell’universo creato da Jacovitti. È intelligente, parlante e spesso più competente del suo padrone.
- Alvaron de la Gota: Il nonno di Kid Paloma, caratterizzato da una barba animata che ha vita propria. Odia la pigrizia del nipote ma ammira segretamente le gesta di Zorry Kid, senza mai collegare i due. La sua barba è spesso utilizzata come elemento grafico dinamico nelle vignette.
- Alonza Alonza: Figlia del governatore Magnapoco, è innamorata perdutamente di Zorry Kid. Il suo tratto distintivo è la violenza gratuita verso Malandero: ogni volta che il capo della polizia viene sconfitto, lei lo schiaffeggia o lo prende a calci, trasformando la frustrazione amorosa in gag fisica ripetitiva ma sempre efficace.
- Don Pedro Magnapoco: Il governatore della “cosa, la California” è l’antagonista istituzionale. Tirannico, avido e perennemente furioso, rappresenta l’autorità corrotta ma incompetente. La sua rabbia è spesso diretta verso i suoi sottoposti, creando una catena di comicità basata sull’abuso di potere ridicolo.
- Martin Pelota: Sergente goffo e sfortunato, è la spalla comica di Malandero. Subisce le conseguenze fisiche delle azioni di Zorry Kid con una regolarità cronometrica. La sua espressione perplessa e il suo corpo martoriato sono una costante visiva nelle scene d’azione.
- Carmelito Battiston: Il maggiordomo analfabeta è forse la creazione più geniale della serie. Comunica attraverso balloon completamente bianchi (o pieni di scarabocchi), costringendo gli altri personaggi – e il lettore – a interpretare i suoi gesti e le sue espressioni. È il cuore silenzioso e fedele della casa, nonostante la sua totale incapacità di comprendere le istruzioni più semplici.
- Fra Caramba: Un frate combattente che dispensa giustizia (e calci) con uguale fervore religioso e marziale. Rappresenta la satira jacovittiana del clero, mescolando devozione e violenza in modo surreale.
- Capitan Perfidio Malandero: Capo della polizia, è l’incarnazione dell’inetto ambizioso. Passa il tempo a tramare contro Zorry Kid con piani complessi che falliscono sistematicamente. È vittima ricorrente delle “Z” marchiate a fuoco sul sedere da Zorry Kid, simbolo del suo fallimento professionale.
Ma Zorry Kid non è soltanto una parodia di Zorro. Jacovitti utilizza il modello dell’eroe mascherato per prendere bonariamente in giro molte delle convenzioni tipiche del fumetto d’avventura: gli eroi infallibili, i cattivi caricaturali, i duelli spettacolari e le situazioni eroiche vengono continuamente deformati e reinterpretati attraverso il filtro del nonsense.
Per questo motivo, dopo poche pagine il riferimento a Zorro passa quasi in secondo piano. Il lettore non segue più una semplice parodia, ma entra in un mondo completamente autonomo, governato dalle regole surreali dell’immaginazione jacovittiana.
A distanza di oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione, Zorry Kid conserva gran parte della sua forza comunicativa. Alcuni riferimenti possono risultare legati al contesto storico in cui furono concepiti, ma la creatività inesauribile dell’autore continua a rendere la lettura sorprendentemente divertente e coinvolgente.
Conclusioni
Zorry Kid rappresenta una delle espressioni più riuscite del fumetto umoristico italiano. Non è soltanto una brillante parodia di Zorro, ma una dimostrazione della straordinaria capacità di Jacovitti di trasformare qualsiasi genere narrativo in un laboratorio di invenzioni visive e comiche.
Un’opera che continua ancora oggi a stupire per originalità, ricchezza grafica e libertà creativa.



















